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Commercio

 Quanto incide percentualmente il ComES sul commercio mondiale? E su alcuni prodotti?

Il Commercio Equo e Solidale esiste ormai da oltre 35 anni (in Italia da poco più di 15) ed il suo impatto positivo sullo sviluppo delle comunità nei Paesi eonomicamente più poveri è riconosciuto anche dalle Istituzioni Europee. Ci si riferisce, per esempio, al riconoscimento "politico" contenuto nelle risoluzioni Langer (1994) e Fassa (1998) del Parlamento Europeo, alla comunicazione della Commissione al Consiglio del febbraio 2000 ed all'appoggio finanziario della Commissione Europea che contribuisce economicamente, con i fondi destinati alla cooperazione ed educazione allo sviluppo, alla realizzazione di progetti proposti dalle organizzazioni di ComES. Attualmente il ComES coinvolge 800.000 famiglie in 45 Paesi del Sud del mondo, fattura più di 370 milioni di Euro in Europa, ed è presente in 14 Paesi dell'Unione Europea (ai quali si aggiunge la Svizzera) nonché in Canada, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Giappone. Solo in Europa operano più di 100 importatori(gli Importatori o Centrali di Importazione sono organizzazioni la cui attività prevalente è l'acquisto di prodotti del Commercio Equo e Solidale da organismi di produzione e di esportazione, con l'obiettivo di rivenderli prioritariamente attraverso il circuito del ComES. Fra gli attori del Commercio Equo, dunque, queste organizzazioni si occupano di tenere relazioni economiche, culturali e sociali con i produttori dei paesi del sud del mondo, di fornire loro assistenza tecnica e formativa, di importare su larga scala i prodotti e di metterli a disposizione dei consumatori rivendendoli ai punti vendita (Botteghe del Mondo o, seppur in misura minore, grande e piccola distribuzione tradizionale). L’incidenza percentuale del ComES è differenziata a seconda dei prodotti. In alcuni casi sono state raggiunte percentuali significative, tali per cui le grandi multinazionali sono state costrette a prendere in considerazione il fenomeno, cercando addirittura in tutti i modi di ricevere anch’esse delle certificazioni di equità (come il marchio fair trade). Esempio tipico sono le banane, che hanno superato la percentuale dell’1% sul commercio italiano e questo ha molto allarmato le multinazionali che hanno quasi il monopolio della produzione e distribuzione del prodotto quali Chiquita, Del Monte e Dole. Chiquita in particolare sta cercando di accreditare come da fair trade una propria linea di produzione. Non abbiamo a disposizione dati sull'incidenza complessiva del fatturato com.e.s. rispetto al commercio tradizionale, possiamo però portare alcuni dati relativi a 2 dei prodotti più importanti (per fatturato) nell'economia mondiale e nel comes stesso: caffè e banane. Caffè: (dati del 2000) La produzione mondiale è di circa 100 milioni di sacchi (convenzionalmente sacchi da 60-69 kg.) di cui il 75% circa viene esportato. Di questi 75 milioni di sacchi se ne consumano circa 40 milioni in Europa, 25 negli Usa, 7 in Giappone. Il ComES commercializza in Europa circa 200mila sacchi che rappresentano mediamente lo 0,5% del caffè consumato in Europa (che corrisponde grossolanamente alla percentuale raggiunta in Italia). Nel 2001 a fronte di un prezzo di borsa di 63,75 dollari per 100 libbre ctm altromercato ha pagato o 126 0 141 dollari( a seconda che la produzione fosse bio o no, ad es: i 141 dollari sono costituiti da 121 dollari di prezzo base + 5 dollari di premio fair trade + 15 dollari premio bio per la coltivazione biologica). Banane, (dati del 2004) La produzione di banane esportate al mondo è di circa 12 milioni di tonnellate che rappresentano il 15-20% della produzione mondiale di questo frutto (a differenza della maggior parte dei prodotti "coloniali" le banane sono elemento importante dell'alimentazione nei paesi di produzione). Di questi 12 milioni circa 4 sono importati dagli Usa, più di 3 milioni dall'Europa, 1 dal Giappone. Normalmente il piccolo produttore ricava per una cassa da 18 kg di banane da 1 a 3 dollari. Nel commercio equo e solidale la cifra pattuita è di 7 o 9 dollari (a seconda che la produzione sia certificata bio o no) Bene: con il lavoro degli ultimi 10 anni le banane fresche eque e solidali in Danimarca e Svezia sono arrivate al 2% dei mercati nazionali, in Svizzera addirittura il 15% del totale e in Italia è stato il primo prodotto del commercio equo e solidale a superare la simbolica quota di mercato dell'1% delle vendite totali. Per ottenere questo risultato, in particolare per questo prodotto che necessita di una filiera del freddo continua, di una distribuzione veloce e di uno stock minimo di acquisto significativo per poter mettere in piedi tutta la filiera, è stato necessario trovare una rete nella grande distribuzione (in particolare gruppo esselunga) che consentisse di poter avere a disposizione un prodotto anche per le botteghe del mondo. (El Fontego - dati tratti da: - CTMaltromercato per un commercio equo e solidale relazione annuale attività 2002/2003 - dossier “quando il caffè è un piacere sociale” 2001 - dossier “casco bene” 2004 - “ Commercio equo e solidale un mondo in via di sviluppo” Pangea 2001)

 Esistono strutture diverse nella distribuzione e vendita dei prodotti dell ComES a livello europeo?

Il percorso che i prodotti del Commercio Equo e Solidale (ComES) compiono per giungere dai produttori ai consumatori finali prevede, normalmente, diversi passaggi: produttori, organizzazioni di esportazione, importatori con funzioni di grossista, Botteghe del Mondo (BdM) o distribuzione tradizionale. Solo in pochi casi, si riscontrano canali di distribuzione più brevi (importazione diretta da parte di alcune BdM italiane e spagnole), 17 Organizzazioni di Marchio di Garanzia (OM) e 3000 Botteghe del Mondo (BdM), dove lavorano circa 100.000 volontari ed un numero sempre crescente di personale stipendiato. Si tratta di un movimento complesso che presenta un medesimo orientamento di fondo (la creazione di una maggiore giustizia nelle relazioni commerciali internazionali) perseguito secondo approcci, politiche e strategie diversificate: tutto ciò in un contesto di organizzazioni con differenti storie e gradi di sviluppo. Le differenze esistenti nel Commercio Equo e Solidale a livello europeo, sono riconducibili a percorsi storico politico e economico nazionali molto diversi fra loro. Hanno ad esempio facilitato l’inizio di queste esperienze nei paesi del nord europa: i forti finanziamenti pubblici , maggiore pragmatismo legato alla cultura protestante, preesistenti relazioni commerciali con realtà del sud del mondo derivanti dalla lunga storia coloniale ed correlata esperienza mercantile, mentre d’altro canto il forte sviluppo di alcune realtà dell’europa meridionale nell’ultimo decennio può essere collegato alla maggiore dinamicità e professionalità rispetto alle loro omologhe nei Paesi del Nord. Le organizzazioni mediterranee rivelano una maggiore personalità e sono più attive nella ricerca dei volontari e nell'elaborazione ed attuazione di progetti innovativi. A tal proposito, è sintomatica la scelta strategica, comune sia alle BdM sia agli importatori del Sud Europa, di investire nell'utilizzo delle nuove tecnologie per svolgere le proprie attività, cosa invece assolutamente non sviluppata in Belgio, Olanda, Francia e Gran Bretagna. Analizzando più puntualmente, quindi, l'interazione fra le organizzazioni studiate e “l’ambiente esterno”, è emersa una diffusa disponibilità al lavoro di rete, sicuramente più evidente nei Paesi meridionali. In Italia, ad esempio, esiste un organismo comune permanente dotato di una propria costituzione, l’Assemblea Generale del ComES . In particolare si riscontra, un orientamento più“commerciale” sostenuto fondamentalmente dalle organizzazioni olandesi, a fronte di un approccio globale al Commercio Equo supportato dalle organizzazioni belghe, italiane e spagnole. Queste divergenti opinioni hanno conseguenze rilevanti soprattutto sul grado di importanza attribuito all'attività educativa/informativa e alle azioni politiche. La tendenza riscontrata fra le BdM italiane, e non fra quelle olandesi e belghe, verso un modello di impresa sociale, con una maggiore responsabilizzazione di volontari e lavoratori, può essere considerata come ulteriore fattore di dinamicità, da una parte, e di staticità, dall'altra. Le problematiche quindi riscontrate a livello europeo, seppur in presenza di storie e percorsi molto diversi sono: - le BdM ed i piccoli importatori hanno un'organizzazione poco sviluppata per quanto riguarda la struttura ed il metodo di lavoro; - (Fatta eccezione per Max Havelaar (organizzazione di marchio)nei Paesi Bassi, le tecniche di project management sono poco utilizzate ovunque; - Il rapporto con i media è ridotto e difficile in tutti i Paesi; - Rispetto alle possibilità di mercato ed alle esigenze dei produttori, le quote di mercato del Commercio Equo sono ancora molto basse ed il coinvolgimento del settore commerciale tradizionale, come fornitore o canale di distribuzione di prodotti del CES, è ancora insufficiente; - Le Botteghe del Mondo agiscono raramente con metodo per reperire risorse umane e finanziarie; - Il CES non riesce ancora ad influenzare in maniera significativa i decision makers a tutti i livelli (locale, nazionale, europeo) e non è ancora in grado di attrarre il grande pubblico per un efficace sostegno alle proprie campagne; - Con le Istituzioni Europee si hanno in generale rapporti rari, discontinui e, nella maggior parte dei casi, orientati alla ricerca di finanziamenti più che all’attività politica; - Si nota ancora, a livello europeo, una scarsa collaborazione con soggetti esterni al movimento. Questi ultimi spesso hanno scarsa conoscenza del movimento stesso olo percepiscono come un mondo chiuso; - Tutti gli importatori studiati svolgono le proprie attività basandosi solo in misura ridotta su ricerche e studi di settore e, quando presenti, questi sono spesso informali. In generale si riscontra un certo scetticismo verso questi strumenti, con l’eccezione di Setem Madrid e CTM-Altromercato, che avvertono la necessità di investire nella ricerca. A livello europeo, in alcuni paesi (ad es.: Svizzera, Olanda..) si privilegia il canale della grande distribuzione (GDO: ipermercati e supermercati), mentre in Italia continua ad essere centrale la rete delle Botteghe del mondo (vale a dire negozi all’interno dei quali si vendono solo prodotti del Commercio Equo, che in Italia sono 474) anche se da alcuni anni anche da noi sono stati intrapresi rapporti di commercializzazione con alcuni supermercati (ad esempio Esselunga, ma anche Coop,..Auchan…). (El Fontego - dati tratti da: - CTMaltromercato per un commercio equo e solidale relazione annuale attività 2002/2003 - dossier “quando il caffè è un piacere sociale” 2001 - dossier “casco bene” 2004 - “ Commercio equo e solidale un mondo in via di sviluppo” Pangea 2001)

 Chi controlla e gestisce il Commercio equo e solidale? Chi definisce i parametri?

Tutti gli organismi di commercio equo e solidale (botteghe e importatori) hanno autonomia economica e politica, lavorando in maniera indipendente dai governi, dalle Chiese e dalle istituzioni. (in questo senso certamente non vivono di sovvenzioni, né aiuti pubblici né investimenti privati). E’ questa una delle caratteristiche più interessanti del movimento. Si tratta infatti di iniziative (via via cresciute e sempre più strutturate) nate dal basso , dalla società civile che si relaziona nel sud del mondo con soggetti ugualmente non espressione di organizzazioni pubbliche. Organizzazioni sia al nord che al sud del mondo che si scelgono reciprocamente perché organizzate in modo democratico, che, all’interno di una forma di cooperazione allo sviluppo, mettono a disposizione dei cittadini del nord prodotti generati da un commercio giusto creando tra gli stessi maggiore consapevolezza del proprio potere di consumatori e restituendo dignità a lavoratori e lavoratrici del sud del mondo che spesso, nelle relazioni commerciali tradizionali, non riescono ad avere le risorse economiche dal duro lavoro che svolgono per poter decidere della propria vita. In Italia si sono costituite nel corso degli anni varie organizzazioni di rappresentanza del ComES a molti livelli, regionali, nazionali, internazionali: associazioni tra le botteghe, coordinamenti regionali di botteghe, consorzi di botteghe (CTMaltromercato è uno di questi) e più recentemente un’associazione nazionale tra tutti i soggetti che fanno il commercio equo e solidale in Italia (AGICES) che gestisce la carta costituente del ComES stesso attrezzandosi per istituire un registro del ComES. Ancora, a livello europeo EFTA : un associazione di importatori a livello internazionale IFAT (vedi nella Guida distribuito a tutti gli aderenti a cambieresti) (El Fontego - dati tratti da: - CTMaltromercato per un commercio equo e solidale relazione annuale attività 2002/2003 - dossier “quando il caffè è un piacere sociale” 2001 - dossier “casco bene” 2004 - “ Commercio equo e solidale un mondo in via di sviluppo” Pangea 2001)

 Le botteghe hanno finanziamenti? Ci sono sovvenzioni o investimenti?

Internamente al circuito del commercio equo le botteghe e le centrali di importazione sostengono attraverso azioni di prefinanziamento e microcredito i produttori del Sud. Il prefinanziamento (così come il saldo alla consegna delle merci)è un’azione tipica nel ComES. Ad es.: CTMaltromercato nell’anno 2002-2003 ha anticipato più di 3 milioni di euro in prefinanziamenti (su un valore totale in acquisto di merci per 13 milioni di euro). Per sostenere i costi di queste anticipazioni economiche (in pratica si pagano le merci ordinate con largo anticipo rispetto al momento in cui si avrà il ricavo derivante dalla vendita delle stesse), molte delle botteghe del mondo, se cooperative, hanno attivato il servizio di raccolta di risparmio tra i propri soci (prestito remunerato), denaro che poi, a loro volta, le botteghe prestano alle centrali di importazione per i prefinanziamenti, i saldi dei produttori alla consegna delle merci, le azioni di microcredito. Questi prestiti naturalmente hanno un costo per le centrali d’importazione (interesse sul prestito), questo costo risulta però essere molto meno oneroso di quanto sarebbe se contratto con i normali istituti di credito e mantiene le centrali libere da rapporti che potrebbero essere vincolanti e spesso compromettenti. (El Fontego - dati tratti da: - CTMaltromercato per un commercio equo e solidale relazione annuale attività 2002/2003 - dossier “quando il caffè è un piacere sociale” 2001 - dossier “casco bene” 2004 - “ Commercio equo e solidale un mondo in via di sviluppo” Pangea 2001)

 Quali sono gli organismi che supervisionano qualità e costi dei prodotti? Sono organismi esterni?

Le garanzie, giustamente richieste dai consumatori, si suddividono in 2 fondamentali grandi ambiti: - quelle relative alla qualità dei prodotti - quelle relative all’eticità dei rapporti con i produttori. Per quanto riguarda le prime basterà ricordare che le importazioni di alimentari sono soggette alle stesse normative sull’importazione extracomunitaria di ogni prodotto simile e che nel caso di produzioni BIO la certificazione viene rilasciata da organismi indipendenti di certificazione accreditati a livello nazionale. Per quanto riguarda l’eticità le garanzie cercate sono molte di più: Ogni centrale di importazione ha infatti propri uffici qualità sia per i prodotti alimentari che artigianali che garantiscono ricerca, consulenze, sviluppo prodotti ma che, nelle prime fasi di contatto con un nuovo gruppo di produttori, danno una valutazione in base ai criteri di democrazia interna, eticità e capacità organizzativa. E' strumento di questa valutazione una scheda informativa sintetica che contiene informazioni di base sulla struttura, il suo funzionamento e la produzione. Le informazioni vengono fornite dallo stesso produttore. Nel caso poi di ctmaltromercato, dalla sua nascita ha spinto per la costituzione di un organismo particolare denominato Comitato Progetti. Il Comitato progetti è un organo indipendente e risponde direttamente al Consiglio di Amministrazione del Consorzio ctmaltromercato. Valuta in base ai principi etici (vedi criteri del commercio equo altromercato). Per farlo si avvale dei seguenti strumenti: missioni dedicate e griglie di valutazione del gruppo compilate da uno dei membri (o da un membro dell'Unità progetti) durante la visita al produttore; questionari inviati al produttore. Il Comitato progetti svolge anche il monitoraggio periodico dei gruppi produttori. Ulteriore occasione di verifica è rappresentata dagli incontri tra rappresentanti dei produttori e volontari delle botteghe in occasione dei viaggi di lavoro dei primi in Europa, in occasione dei quali si organizzano molti incontri presso botteghe del mondo, per avere l’occasione di avere un contatto diretto con la voce e l’esperienza dei produttori. Decisiva infine sarà l’istituzione (in corso) del Registro italiano del commercio equo e solidale (a cura di AGICES) che monitorerà costantemente l’aderenza o meno dei vari soggetti italiani alla carta dei criteri del ComES. A livello internazionale poi, IFAT, l’associazione internazionale di commercio equo e solidale che riunisce al suo interno i rappresentanti delle centrali di importazione dei paesi del nord e i produttori dei paesi del Sud, ha democraticamente steso una carta dei criteri per la commercializzazione dei prodotti e da alcuni anni fa azioni di monitoraggio sui progetti sostenuti. I suoi obiettivi sono il sostegno e la diffusione di realtà legate al commercio equo e la garanzia del rispetto dei criteri. Inoltre svolge attività di pressione nei confronti delle istituzioni politiche internazionali che si occupano di commercio. In una parola in questi percorsi si cerca una garanzia dell’intero processo. Per quanto riguarda invece l’acquisto da parte della GDO dei prodotti a marchio equo ci si avvale del consueto circuito organismi di marchio nazionali (in Italia Transfaritalia), che fanno un controllo dei licenziatari, e degli organismi registri di produttori (che verificano la conformità degli stessi). Si parlerà in questo caso di garanzia di prodotto. (El Fontego - dati tratti da: - CTMaltromercato per un commercio equo e solidale relazione annuale attività 2002/2003 - dossier “quando il caffè è un piacere sociale” 2001 - dossier “casco bene” 2004 - “ Commercio equo e solidale un mondo in via di sviluppo” Pangea 2001)

 Quale è la filiera dei prodotti del ComES?

D.: i produttori del sud comprano sementi dal Nord? Ogni anno o riproducono poi da sé le sementi? E il concime?e gli antiparassitari? D.: Parte dei soldi vengono investiti nei villaggi per strutture varie? D.: La lavorazione dei prodotti viene fatta qui? Si tratta solo di importazione di materie prime? Esistono lavorazioni fatte a Sud? D.: La distribuzione che parte dei costi assorbe? Ci sono agevolazioni quando si utilizza la grande distribuzione? D.: Il passaggio alla grande distribuzione non snatura il principi del Comm. Equo? C’è un dibattito aperto sui i pro e i contro? Le realtà produttive del commercio equo non possono essere in alcun modo comparate a quelle delle multinazionali. Si tratta infatti per lo più di cooperative di produttori che hanno una piccola produzione sia agricola che artigianale e che reperiscono le materie prime necessarie o gli strumenti di lavoro nel mercato locale. Tra i criteri che queste realtà devono rispettare per poter essere partner in una relazione di commercio equo e solidale c’è anche l’investimento di una parte del ricavo della vendita dei prodotti, in particolare del cosiddetto fair trade premium (vale a dire l’ulteriore maggiorazione del prezzo pagato dal circuito del commercio equo del prezzo ritenuto equo. Vedi l’ esempio del caffè dove al prezzo equo di 121 dollari per 100 libbre si aggiunge il fair premium di 5 dollari (e nel caso di una produzione certificata bio ulteriori 15 dollari)) in strutture che migliorino la qualità della vita da un lato dei lavoratori, dall’altro delle comunità locali all’interno delle quali sono inserite queste cooperative. Da un lato quindi per i lavoratori si migliorano le strutture all’interno delle quali si lavora ( costruzione di bagni, di cucine, di mense ecc), ma si realizzano anche corsi di formazione professionale per giovani, donne ecc; dall’altro all’interno delle comunità locali si investe nelle costruzione di scuole, centri ambulatoriali, pozzi per l’acqua, ecc. Quindi il commercio equo non ha solo una ricaduta nel miglioramento delle vita e dei salari dei lavoratori, ma in generale sul villaggio e sulla comunità. Per quanto riguarda la produzione agricola si tratta sempre di piccole e medie realtà o di grandi cooperative che associano gruppi famigliari, nelle quali il commercio equo promuove la produzione biologica o comunque il più possibile rispettosa dell’ambiente e della biodiversità del paese. Per questo motivo le produzioni agricole sono locali nel senso che rispettano le colture tradizionali del paese. Per quanto riguarda molti dei prodotti agricoli, arrivano confezionati direttamente dai paesi d’origine ( il te, le spezie, i legumi, le confetture, gli zuccheri.. ecc)in quanto si cerca di lasciare il maggior valore aggiunto possibile relativo a lavorazioni nei paesi di produzione. Per quanto riguarda alcuni prodotti alimentari “lavorati”, vengono importate le materie prime e poi trasformate nei vari paesi del Nord ( ad esempio i biscotti, i confetti, la cioccolata, i caffè…) per avvicinarsi maggiormente ai gusti e alle abitudini dei consumatori del Nord o quando i produttori non abbiano la tecnologia necessaria per potervi provvedere (come nel caso del miele). In ogni caso perché un prodotto possa considerarsi del commercio Equo deve contenere almeno il 50% di materie prime del ComES in peso o in costo delle materie prime. Infine, come già detto , vengono incentivate le produzioni biologiche e valorizzate le produzioni che siano esempio di biodiversità (es:quinoa, guaranà, riso basmati), anche attraverso lo sviluppo di derivati alimentari che ne facilitino la proposta al pubblico (ad es.: con la quinoa, la pasta alla quinoa, con il guaranà la bevanda “guarnito”..). E’ da sempre posta particolare attenzione , proprio nell’ambito della tutela della biodiversità, alla possibile contaminazione dei prodotti alimentari con O.G.M., in particolare per quei prodotti dove la presenza di organismi geneticamente modificati è più frequente e diffusa (ad.es.: soia, lecitina di soia come emulsionante nelle cioccolate); in questi prodotti del nostro circuito è dichiarato esplicitamente in etichetta che sono O.G.M. free. Per quanto riguarda l’artigianato esso viene prodotto interamente nei paesi d’origine, nel rispetto delle loro tradizioni culturali ed artistiche. Rispetto al commercio tradizionale l’importazione vede una drastica riduzione di passaggi e questo riduce le spese per la distribuzione. La questione della grande distribuzione per il ComES è oggi uno degli argomenti di maggiore criticità all’interno di tutto il circuito, dal momento che pone alcuni problemi di garanzie e compromessi. Sicuramente la grande distribuzione potrebbe garantire un maggiore livello di vendite, ma porta con sé altri tipi di problematiche. del mondopiù grandi e già meglio strutturati per non aver difficoltà nella continuità delle forniture di prodotto. · Nella grande distribuzione trovano spazio solo i prodotti alimentari più richiesti e non quelli artigianali provenienti da piccole realtà e che avrebbero più bisogno di essere supportati; · per poterne garantire la provenienza e allo stesso tempo differenziarli dagli altri prodotti si è vista la necessità di creare un marchio; · il marchio non si trova nei prodotti delle Botteghe del mondo, che per la loro organizzazione funzionano più e meglio di un marchio di garanzia; questa “mancanza” però può generare confusione negli acquirenti meno informati; · Solo le realtà più grandi e organizzate di produttori possono diventare fornitori della grande distribuzione perché in grado di garantire un approvvigionamento regolare e continuativo; · i prodotti del ComES sono presenti nei supermercati accanto ad altri sicuramente non etici, se non oggetto di veri e propri boicottaggi, dando l’impressione di funzionare come una specie di “foglia di fico etica”; · a differenza che nelle botteghe del mondo, manca completamente il supporto informativo relativo ai prodotti in vendita e alle tematiche legate al ComES. (El Fontego - dati tratti da:: - CTMaltromercato per un commercio equo e solidale relazione annuale attività 2002/2003 - dossier “quando il caffè è un piacere sociale” 2001 - dossier “casco bene” 2004 - “ Commercio equo e solidale un mondo in via di sviluppo” Pangea 2001)

 quali differenze tra le due botteghe del comm.equo presenti a mestre?

Per quanto riguarda le 2 botteghe del mondo mestrine vedi quanto già riportato nella guida distribuita a tutte le famiglie aderenti. Una differenza evidente entrando in bottega è che la maggiore parte dei prodotti proposti dalla bottega del mondo El Fontego sono importate dal Consorzio Ctmaltromercato (di cui El Fontego è socia) e la maggior parte dei prodotti proposti dalla bottega del mondo Curcuma sono importati dalla cooperativa Commercio Alternativo.

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